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Con oggi iniziamo la prima pubblicazione del "Codice in Pillole", riflessioni su tematiche specifiche presenti nel nostro Nuovo Codice Deontologico. Ogni lunedì, per qualche settimana, pubblicheremo una riflessione su un diverso tema.
Buona lettura!

ESSERE

 COMUNITÀ

di Irene Notarfonso

Lo scorso anno, preparando un convegno, avevo chiesto ad un noto docente universitario di incentrare il suo intervento sul tema della «comunità». Lui lo fece, spiazzando tutti, perché incentrò il suo intervento sull’importanza, non tanto della comunità territoriale, ma della comunità professionale intesa come risorsa imprescindibile per il nostro agire professionale.

Non ci stupisce quindi l’importanza che, a questo tema, viene data dal nuovo codice.

Si affermano concetti che sembrerebbero scontati rispetto alle regole dell’agire umano, come all’art. 43 in cui si definisce il rapporto con i colleghi “improntato a correttezza, lealtà e spirito di collaborazione”.

Si invitano gli assistenti sociali a sostenere e supportare nello svolgimento della professione i colleghi, specie se neo iscritti o se per vari motivi “vedano compromessa la propria autonomia e la possibilità di rispettare le norme deontologiche” (art. 45). Questo è un tema di grandissima attualità. Quante volte nei nostri servizi convivono professionisti che, a causa di un diverso inquadramento contrattuale (perché a tempo determinato o perché dipendenti di cooperative…), non si sentono liberi di chiedere ai propri superiori il rispetto delle norme del codice deontologico. Tocca ai colleghi più anziani e più tutelati farsi avanti e “ingaggiare la battaglia dei diritti”, proteggendo gli altri.

Ci si prende cura dei giovani, chiedendo agli assistenti sociali l’impegno a far crescere la professione attraverso la supervisione didattica (art.48).

A mio parere però la novità più importante, che sottende tutti gli articoli del nuovo codice, sta proprio nell’invito a non restare indifferenti nei confronti dei colleghi, a farci carico degli altri (concetto che decliniamo facilmente forse solo quando si tratta delle persone che si rivolgono al servizio sociale), attraverso quel «I CARE» omnicomprensivo, lasciato come testamento da don Milani, che non lascia nessuno indietro. In quest’ottica l’intero Titolo VIII, dedicato al rapporto con l’Ordine professionale, si può leggere come il riconoscimento di una azione rappresentativa al servizio della comunità.

 

 

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Pubblicato il 08-06-2020 - Visualizzata 368 volte

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